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Per poter dare il via ad un efficace discorso ecologico, bisogna rimettere in piedi due oggetti che pare si siano sbriciolati con la caduta del muro di Berlino.

Uno di questi oggetti è il concetto di Comunità. Il secondo è la necessità di crearsi una ideologia.

L'ideologia è il risultato del fatto che, un cittadino, si chieda cosa è meglio per tutti.
La risposta che si darà non è sicuramente la migliore al 100% ma il fatto che egli (o ella) si faccia questa domanda e provi a darsi una risposta è un passo importante per il progresso dell'umanità.

Le ideologie si devono cambiare ma non si devono abbandonare in quanto, nell'egoismo che ne segue, la distruzione del pianeta è inevitabile in quanto il pianetà è visto come "non io".

Il concetto di comunità, come il concetto di appartenenza, convincono il singolo cittadino del fatto che siamo tutti sulla stessa barca.

Il mondo è un piccolo scoglio che orbita in un grandissimo spazio vuoto. Non possiamo usarlo come discarica.
Però questa cosa è comprensibile solo se allargiamo il nostro io fino a comprendere i nostri vicini di casa, di quartire, di città, di nazione, di continente ed, infine di pianeta.

Solo a quel punto a noi, Umanità, non sarà più possibile considerare quelle enormi discariche di spazzatura come se fossero un problema altrui.


Dario Pulcini
Potrebbe essere un ottimo titolo per una raccolta di poesie contemporanee, purtroppo è un’agghiacciante realtà.
Nell’Oceano Pacifico navigano, quasi invisibili sotto il pelo dell’acqua (sono difatti difficilmente riscontrabili nelle foto satellitari), senza che se ne parli molto nei media mainstream (come potrebbe essere il contrario?), enormi (due volte la superficie degli Stati Uniti!) ammassi di rifiuti, 100 milioni di tonnellate, esempio per tutti noi di ciò che stiamo combinando al mondo. Tali formazioni, chiamate dagli oceanografi “marine debris“, sono state scoperte già negli anni ‘90 e da allora sono solo aumentate di numero e dimesione. Parliamo forse del più grande disastro ecologico della storia dell’umanità.


Foto intitolata "natura morta di un peccato" scattata da Salvatore Cerniglia

Per quanto ancora useremo la plastica, per quanto saremo così insensati? Esistono oggi materiali simili alla plastica, ma completamente biodegradabili, una sorta di “bioplastica”. Già esistono bicchieri, posate, piatti, shoppers, fatti con tali materiali. Cosa aspettiamo a comprarli?

Ecco il sito di un’azienda italiana che vende prodotti in plastica biodegradabile ordinabili on-line:
www.quibio.it

È pur vero che per produrre plastica biodegradabile, costituita da derivati del mais, c’è bisogno di utilizzare prodotti destinati al consumo alimentare umano, con i medesimi rischi del biocombustibile, ossia alzare ulteriormente il prezzo degli alimenti, aumentando quindi il dramma della difficoltà di accesso al cibo nel mondo.
Ritiriamo fuori quindi i cari vecchi piatti e bicchieri di ceramica, di legno o di vetro, rimangono sempre la scelta migliore. E non si muore di certo per aver lavato due stoviglie…
Il mondo cambia solo se noi cambiamo.
Dal sito www.dariopulcini.it del 14 novembre 2009

Tag: biodegradabile, debris, di, disastro, ecologico, immondizia, isole, marine, plastica, rifiuti

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