Per noi, il precariato una delle maggiori piaghe sociali del nostro tempo, in quanto mina alle fondamenta il diritto di ognuno di fare progetti, siano essi una casa, un matrimonio, una famiglia.
L’indeterminatezza del proprio futuro, il vivere alla giornata reca seri danni non solo alla produttività ma anche al benessere psico-fisico di chi, ogni giorno, deve fare i conti con la possibilità di non avere più un lavoro.
Soprattutto,
il precariato mina la comunità, in quanto soffoca quelle forze sane che la tengono in piedi.
L'abuso del precariato, invece di renderle più forti ed in grado di affrontare la competizione industriale, sta danneggiando le aziende italiane le quali ne fanno un uso spropositato.
Basti pensare che pochi giorni fa, uno stabilimento Alcatel ceduto ai privati, aveva trecento dipendenti di cui duecento precari.
Allo stesso tempo, i ministeri ed i servizi (come il Consiglio Superiore della Sanità) è talmente abituato ad affidare integralmente a precari i servizi primari da rischiare di trovarsi paralizzato ed incapace di svolgerli in caso i precari venissero tolti.
Sono anni che sentiamo ripetere il mantra che l’evoluzione, subita dal mercato in questi anni, del lavoro rende anacronistico l’auspicio del ritorno al posto fisso ventilato da alcune parti politiche.
Il realtà, la crisi di molte aziende è legata alla scelta di puntare sull'abbassamento del costo del lavoro per rimanere competitive. In questo modo si sono messe in concorrenza col Bangladesh nell'ottenimento di lavoro a basso costo.
La controindicazione è che, per questi signori, non ha senso lavorare sulla formazione dei precari e ciò fa sì che le nostre aziende, che prima cercavano l'eccellenza (cioè la produzione di alta qualità e durabilità) ora cercono l'economicità del prodotto (vedi bangladesh).
La posizione del movimento lavorista dovrebbe essere che il precariato può essere accettabile ma lo stipendio dei precari dovrebbe essere superiore del 30 % a quello degli impiegati assunti di pari mansione.
Inoltre, dato che il precariato serve unicamente a coprire picchi di mercato, non ha senso che una società o un ente affidi ai precari funzioni non coperte da alcun dipendente.
In questo caso, è ammissibile rivolgersi a consulenti o stilare accordi con altre società.
Crediamo inoltre nella necessità di un’attenta riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche di sostegno con interventi strutturali che garantiscano maggiori aiuti per le famiglie e per i lavoratori, evitando sprechi e regalie.
In conclusione:
- SI! a strumenti che garantiscano maggiore flessibilità alle aziende che ne hanno bisogno,
- SI! alla crescita delle aziende,
- POSSIBILITA' per i lavoratori e le aziedne di scegliere tra una carriera "precaria" ma con alti salari ed una carriera "a tempo determinato" con spirito di appartenenza, stabilità e formazione,
- No! a chi vuole utilizzare questi strumenti per sfruttare il prossimo a danno dell'intera comunità,
- No! al precariato come soluzione all'incapacità caratteristica dei manager scadenti di fare progetti a lungo respiro,
- No! al precariato come mezzo per far apparire un minor numero di assunzioni.
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(articolo scritto il 13 settembre 2009)
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